BUS STAFF ( la folle corsa ) Ridurre


La tragedia del pulman fuori controllo che, in questa estate 2013, è precipitato dal viadotto dell’ autostrada Irpina,  mi ha riportato alla mente la sera lontana, ma sempre viva nella memoria,   che concluse il  mio primo viaggio in Burkina, quando (grazie ad una “protezione celeste”  sempre molto attenta in terra d’ Africa) è stata miracolosamente evitata la tragedia su di uno stretto nastro di asfalto, a bordo di un’ autobus  di lamiere traballanti su lisci pneumatici  e con un autista emulatore di Tazio Nuvolari.

Il tratto Koudougou – Ouaga in un’ ora abbondante di viaggio si percorre tranquillamente, meglio se  prima che sia buio.  Nel 2011 la strada è stata allargata, asfaltata a nuovo, cosicché le tante curve che ne allungavano il percorso, raddrizzate, l’ hanno resa più confortevole e sicura rispetto al 2008 quando la percorsi io  per la prima volta.

Nel gennaio di quell’ anno 2008, trascorsi  i giorni che ci avevano fatto scoprire ed amare un mondo dai ritmi lenti ed antichi, preparate le borse del ritorno, il percorso, (che kilometro dopo kilometro ci conduceva, non senza sorprese,  di nuovo verso casa)  era iniziato ripartendo dalla  sporca stazione

degli autobus di Koudougou  dove, una decina di giorni prima, eravamo giunti ignari di quanto sia sempre pericoloso viaggiare con questi  mezzi.

In Africa la “posta” degli autobus - come le stazioni ferroviarie, i porti e qualsiasi altro punto di confluenza - é luogo solitamente poco raccomandabile che attira ogni sorta di  individui che, tra il losco e l’ onesto, in qualche modo  si arrangiano per campare: in Burkina non è di certo diverso. E’  vicino alla moschea ed in un lurido spiazzo dove i bus della Staff  sostano per  scaricare e ricaricare un mondo di persone ed un mare di mercanzie  per poi riprendere il viaggio verso il lurido piazzale dal quale sono giunti.   Un mondo di gente - quasi un esodo - che ogni giorno si sposta  rassegnato ad affrontare ore di viaggio su pulman dove il  disagio é il miglior comfort offerto.

Quel tardo pomeriggio del 20 gennaio 2008  quali compagni di viaggio di una cinquantina di africani, ci siamo presentati all’ appuntamento con l’ ultima corsa della Staff per raggiungere la capitale.  Quali “europei”  siamo arrivati  in taxi:  una vecchia Renault multicolore, riparata con un puzzle  di portiere e cofano  recuperati  un po’ di qua e un po’ di là.  Un’ auto quattro posti  dove

ci siamo accomodati in 5 più il conducente sistemando alla meglio nel bagagliaio, sul tettuccio e nell’ abitacolo, le nostre valigie.  Nessuna tempesta di harmattan avrebbe potuto spostare quell’ auto, appoggiata su stanche sospensioni  che, cedendo al peso, la costringono  a viaggiare pancia a terra.

Da una finestrella, difesa da una grata in ferro rinforzata e riparata più volte  Idrissa  ha acquistato i biglietti e mentre lo attendevamo, unici passeggeri bianchi,  attiriamo  l’ attenzione dei venditori e dei personaggi poco raccomandabili che affollano il luogo. 

Ognuno di essi  ci propone, con dovuta insistenza, le cose più disparate,  mentre il più bizzarro garantisce che le sue polveri avrebbero sortito effetti portentosi sulle nostre prestazioni sessuali (detto all’ europea quale  “informatore farmaceutico” ci offriva la magica pillola azzurra brevetto   burkinabé).  Per colorare l’ attesa  un polverone rosso - mattone misto a gas di scarico,  sollevato dal  bus appena arrivato da Ouaga, ci avvolge, rendendoci di nuovo il medesimo aspetto che avevamo prima di indossare abiti puliti  per il viaggio, maledizione !

Ma la maledizione peggiore deve ancora avverarsi anche se alcuni presentimenti cominciano ad affiorare chiari:  il pulman, appena giunto, ha

una ruota sgonfia. Immediatamente un ragazzo infagottato in  una tuta stracciata ed unta di grasso, col volto sporco di terra  e occhi stralunati, si agita urlando e chiedendo aiuto per provvedere alla sostituzione della gomma.  In un battibaleno un paio di uomini lo soccorrono con un crick  e

spessori in legno per smontare la pesantissima ruota rivestita di un copertone  a brandelli e poi montarne un’ altra  di poco migliore .

Quel maledetto autobus è trasportato da quel che resta  di un treno di gomme sfruttato fino all’ ultimo chissà dove  che poi,  in Africa,  camminerà ancora  fino a sputar fuori  la sua anima in fili di ferro.

Ultimata  la riparazione, il “rottame” viene caricato di altrettanti rottami: biciclette, motorini ed ogni sorta di cose accatastate sulla bagagliera con una “logistica” davvero encomiabile cioè sfruttando al  massimo ogni minimo spazio e non badando di certo al sovraccarico.

Poi il  tutto viene assicurato da corde per fasciare il carico della disperazione affinché sopporti i sobbalzi ed il controvento di una pazza velocità.

Nessun pezzo volerà via!

I pulman che percorrono le strade del Burkina  sono di due categorie: quelli  economici della Staff e quelli climatizzati e più costosi del Cavallino Rosso: quello che li accomuna è  la folle velocità.    Corrono,  sprezzanti del pericolo,  clacson spiegato per aprirsi la strada quando  animali o persone la ingombrano.

Visti passare “da terra”  sono  impressionanti.  In lontananza appaiono come dei bisonti infuriati alla carica e poi, avvicinandosi, quelle sagome sgangherate  danno l’impressione di viaggiare  quasi sollevate dalla strada.

Alcuni, vuoi per il carico o per incidenti avuti,  camminano storti o piegati su un lato,  restando comunque miracolosamente sulla carreggiata.

Una volta passati,  una puzzolente scia di denso fumo nero resta per un po’ come  ingombro, quasi a  prenotare la strada per il  prossimo autobus che  passerà a breve.

E proprio su  uno  di questi  bisonti, partendo in netto ritardo  al calar della sera,  ci siamo stipati per raggiungere l’ aeroporto !

A bordo delle traballanti lamiere abbiamo trovato posto sui lerci sedili

dell’ ultima fila  dove ho cercato di sistemare al meglio il mio preziosissimo bagaglio a mano: un’ anfora di terra cotta che cercherò, un po’ troppo ottimisticamente, di portare  integra fino in Italia.

Appena fuori  Koudougou il conducente spegne le luci interne dell’ autobus

spegnendo anche le voci dei passeggeri che, pigiati all’ interno, tacciono e sonnecchiano. Intanto il pazzo autista lancia, nel buio della savana,  oltre le sue possibilità, la corsa dell’ autobus.

Dondolato dalla strada, nonostante la stanchezza,  non riesco ad appisolarmi, così  mi ritornano in mente le tante emozioni regalatemi dalla terra rossa del Burkina. Penso a quante cose, giunto a casa, avrò da raccontare a chi mi chiederà dell’ Africa.  Mentre mi frullano in testa questi pensieri   un senso di

preoccupazione-paura mi turba perché avverto che stiamo viaggiando ad una velocità eccessiva, quasi sfidando la forza di gravità.

Intorno a me nessuno è preoccupato:  qualcuno parla sottovoce col vicino mentre i miei compagni di viaggio dormono per  recuperare le energie.

Spero che la strada si accorci rapidamente per scendere in fretta  e dire Dieu merci è andata bene!  Ma nel buio più nero di quella notte stellata una fucilata, una bomba, uno scoppio terribile annuncia il peggio: il catorcio ondeggia paurosamente. Da ogni sedile si sollevano la paura e le invocazioni  corali  per chiedere, ognuno a modo suo, l’ aiuto di  Dio,  mentre altri inveiscono con rabbia contro il conducente.

Fortunatamente in strada  non c’è anima viva e  nessuno proviene in  senso contrario.

Il conducente, dotato di poco cervello,  è  però dotato di muscoli alla “braccio di ferro”  che lo aiutano a  mantenere saldo in strada  il bisonte che  scivola di traverso senza catapultarsi mentre lentamente rallenta la sua corsa.

La carreggiata in quel tratto, per difenderla dalle piogge torrenziali, è

sollevata dal piano campagna ma per contro è un pericoloso trampolino che potrebbe far ruzzolare il mezzo tra le sterpaglie rischiando di ridurci  ad un titolo di cronaca che evoca la tragica fine di 3 turisti italiani in Africa,  suscitando poi il commento scontato che: “ ce l’ eravamo cercata “ !

Il tutto accade in una composta confusione senza scene di vero panico, forse perché gli africani, abituati alle difficoltà,  sono più rassegnati di noi ai capricci del Fato.

Arrestata la corsa del bisonte, con compostezza scendiamo  sperando che il  carico  sia integro. Infatti anche il carico è rimasto composto, solo le  nostre valigie hanno rischiato di perdersi mentre l’ anfora è miracolosamente salva.

Intanto in processione tutti passiamo a  vedere lo pneumatico anteriore scoppiato:  é lo stesso sostituito poche ore prima,  fatalità !

Gli unici ansiosi e un po’ agitati  risultiamo noi bianchi preoccupati per

l’ appuntamento con l’ aereo.

I burkinabé non si scoraggiano facilmente e anche con poca attrezzatura cercano di risolvere le situazioni e,   quasi a gara tra loro,  tentano di  sostituire la ruota:  ma il bisonte sovraccarico é piegato da un lato non si concede al cric,  rifiutando di essere sollevato.  Stanco per aver corso troppo vuole dormire lì.

Grazie all’ avvento della  telefonia mobile e fortunatamente vicini alla

capitale,  ci viene mandato in soccorso un altro bisonte e, sempre in una gara

di solidarietà,  il carico e le persone vengono  trasferite  sul nuovo mezzo.

Anche se ciò non assolve la gravità dell’ accaduto (ed  é importante che il governo burkinabé prenda provvedimenti  seri in materia circolazione stradale e sulla sicurezza dei mezzi di trasporto), tutto è avvenuto in una bolla di normalità.  

L’ indomani,  nessun telegiornale è iniziato con titoli drammatici per far paura alla gente, nessun giornalista ha fatto domande scontate e inopportune ai superstiti, nessuna indagine giudiziaria è stata disposta, nessuno ha gridato al colpevole, nessuno ha linciato nessuno,  ma tutti insieme, nonostante lo spavento,  abbiamo detto  “Dieu merci” e noi tre fossanesi, che avevamo

portato al Vescovo di Koudougou un’ icona della Madonna di Cussanio,  abbiamo aggiunto un ringraziamento per la  sua protezione. La peggio in questo viaggio l’ ha avuta l’ anfora che è giunta all’ aeroporto di Milano in frantumi. (….. peccato, ma sicuramente meglio lei di noi !)

Beppe Ghiglione

agosto 2013