VIAGGIO DI ANDREA

Burkina Faso, gennaio 2011
 
Il viaggio inizia nelle chiacchiere tra amici, immaginandosi l’Africa nera dei racconti, con la voglia di avventura e di evasione che accompagnano i periodi di vacanza. Poi ci si cala nella realtà con le pratiche burocratiche per l’espatrio e con le misure sanitarie di prevenzione, si preparano le valigie e finalmente ci si imbarca per partire. Torino-Parigi; Parigi-Niamey; Niamey-Ouagadougou.
 
Voliamo di giorno, sulle Alpi innevate, scalo tecnico nella moderna Paris, salutiamo l’Europa dalle spiagge di Girona, ci tuffiamo sul Mediterraneo che ci regala una cartolina di Palma e ci accompagna alle coste Algerine. E’ la prima volta che sorvolo di giorno il grande deserto del Sahara e rimango abbastanza sbigottito dalle sue distese aride. Lo attraversiamo per ore e a Niamey ci attende un’atmosfera altrettanto sabbiosa, dai finestrini vediamo le case arrossate dalla polvere e ripartiamo in un nuvolose color ocra che ci accompagna fino alla pista di Ouagadougou dove le case sembrano ancora più impolverate… 
 
Il Burkina ci accoglie a modo suo, arriviamo in aeroporto insieme all’aereo del Presidente Compaorè e per questioni di sicurezza, non ci lasciano sbarcare. Attendiamo il nostro turno e si fa notte.   L’aereoporto è nel pieno dei lavori, i cantieri aperti gridano progresso, e a noi “nasara” (bianchi), viene riservata una corsia preferenziale, con controlli doganali rapidi, anche se poi dobbiamo pazientemente attendere il nostro turno per ritirare i nostri bagagli.
 
La capitale è caotica e polverosa, lo smog si fa sentire violentemente e con sollievo troviamo all’uscita dell’aereoporto il nostro fattorino che ci aspetta, nonostante il ritardo di due ore del nostro volo!
 
Il primo giorno lo dedichiamo alla città di Ouagadougou, che, vista col sole, spaventa un po’ meno; oggi si è anche placata la tormenta e passeggiare nel caos cittadino è piacevole. Banca per procurarci i franchi CFA, bar per colazione e ci tuffiamo nel gran marchè dove siamo subito intercettati da guide pronte ad accompagnarci nei loro negozi. Mettiamo a frutto l’abilità a scansare le proposte, maturata in anni di viaggi, e ci divincoliamo tra le variopinte bancarelle, immersi tra profumi e colori che solo i mercati d’Africa sanno regalare.
Visitiamo la moschea immersa nel mercato, la cattedrale in pieno restauro, la casa del naaba, lo stadio e, stanchi di camminare, saliamo su un taxi sgangherato che attraversando incroci e vicoli ci porta verso i quartieri delle ambasciate, fino al parco urbano Bangr-Weaogo, una enorme riserva naturale con parco zoologico (pessimo), vivaio botanico, museo e sentieri da percorrere liberamente, affiancati da varani e coccodrilli! Annaffiamo il caldo pomeridiano con una birra in un Maquis di strada e rincasiamo, per concordare con l’amico Omar il noleggio dell’auto. 
 
Lasciamo Ouaga, dopo ore trascorse a “ritirare” l’auto e seguiamo la statale piena di cantieri che ci porta fino a Koudougou. Mi oriento nel caos cittadino e senza troppi errori raggiungo la casa di Idrissa, dov’ero già stato ospite tre anni fa. Lì ci aspetta l’amico Boureima, che sarà la nostra guida nei prossimi giorni, Rebecca, che ci accudirà e nutrirà e un sacco di curiosi, venuti a salutare i nasara…   oggi iniziamo a lavorare: andiamo a comprare i ferri d’armatura e i sacchi di cemento, concordiamo il trasporto col camionista e presentiamo i progetti al muratore.
 
La notte a Koudougou è sempre movimentata, con musiche fino a tardi, galline e faraone che iniziano presto a cantare, la preghiera del mattino, le faccende di casa… ci svegliamo all’alba e partiamo per il villaggio di Tiebò carichi di materiali per la scuola e di voglia di fare, stipati in sei nella 4x4, lungo le piste in terra battuta che salgono a nord verso Imassgo. Passiamo accanto al barrage (una diga che ostacola il corso di un torrente, diffusissime in Burkina), e entriamo nei sentieri che seguiremo per una quindicina di chilometri fino al villaggio.
L’accoglienza che ci è riservata è quella delle grandi occasioni, con canti danze e regali, con centinaia di persone venute ad aspettarci e riceviamo il benvenuto del capovillaggio e del direttore della scuola. Riceviamo gli omaggi e facciamo i nostri regali, visitiamo le aule zeppe di bimbi: da quando è nata la nostra associazione le famiglie mandano più volentieri i figli a scuola che sono oggi 190 e ora non bastano più le aule, così si è costruita una tettoia all’esterno!
Visitiamo l’orto realizzato accanto al nostro pozzo, coltivato dai bimbi con tecniche tradizionali.
Poi si fa ora di pranzo e mentre i bimbi mangiano sotto all’albero, noi ci riuniamo con gli insegnanti e compiliamo un po’ di moduli per il progetto “mille orti in Africa” di Slow Food.
 
Riprendiamo i lavori col muratore e tracciamo il perimetro della nuova mensa scolastica, misuriamo e picchettiamo e tutto il villaggio ci aiuta a spostare i mattoni per far spazio ai lavori.
 
Visto che tutto procede ci prendiamo ancora un po’ di tempo per fare i turisti e ci facciamo accompagnare a visitare il villaggio, le coltivazioni e il torrente.
 
Torniamo alla scuola all’imbrunire, dove tutti ci salutano ancora una volta con danze e canti, fino all’arrivo del camion coi materiali (atteso per le 10 del mattino…). Rientriamo a notte fonda, immaginando la pista tra la polvere…
 
A Koudougou visitiamo il mercato delle cipolle, facciamo acquisti dal lattoniere, gironzoliamo nel mercato centrale e pranziamo al “Jonson”, impiegando mezza giornata a farci portare un piatto di riso… poi scendiamo in auto a Sabou, al lago dei coccodrilli sacri per una piacevolissima passeggiata lungo le rive, dove i coccodrilli nuotano a centinaia tra le ninfee fiorite, e i pescatori lanciano incuranti le loro reti.
Facciamo acquisti dai ragazzi dell’associazione (ben organizzati per intrappolare i turisti…) e rientriamo in città, dove ci facciamo accompagnare da una decina di ragazzi a vivere la notte… passeggiate, bar e disco! a ballar reggae e afro music.
 
Domenica mattina, messa in cattedrale, con persone sedute fin sulla strada, musiche, danze e canti. Scendiamo in macchina verso sud-ovest e lasciamo l’asfalto per raggiungere il villaggio di Fara, in un paesaggio sempre più arido, circondati da miniere d’oro e villaggi che ricordano certe bidonvilles di periferia… poi raggiungiamo Poura dove incontriamo chi ci accompagna al villaggio.
 
Qui ci aspettano gli anziani, con omaggi e cibo, chiacchieriamo a lungo e ci raccontano del loro fiorente passato, quando il governo di Sankara sosteneva la loro attività ed erano un’azienda agricola importante e produttiva. Oggi mancano i mezzi per continuare a produrre e ci chiedono di intervenire con la nostra associazione per costruire nuovi progetti di sviluppo. Visitiamo con loro i campi di riso e banane, le coltivazioni di eucaliptus e raggiungiamo il fiume Mahon con la sua rigogliosa vegetazione.
 
Si fa sera e siamo accompagnati dal grande albero sacro (la più grande pianta di Neem di tutta l’Africa), mangiamo un boccone in un bar del centro…e siamo ospitati per dormire in una struttura dei missionari, non troppo ben tenuta, molto sporca e troppo “abitata”… ma riusciamo a dormire nonostante le iguane e i pipistrelli…
 
Svegli prestissimo (chissà poi perché?…) facciamo una doccia fredda coi secchi, paghiamo il conto (2 euro) e nella polvere fitta del mattino raggiungiamo Boromo.
 
Prendiamo un caffè in un maquis, guardiamo i pullman che arrivano al mercato e i topi che corrono per strada e poi entriamo nel parco “des deux Balè”, accompagnati dalla guida, alla ricerca degli elefanti. Facciamo chilometri di piste sgangherate, attraversando savane, foreste e torrenti, ci facciamo pungere dalle api, troviamo tante tracce e cacche d’elefante, ma nessun animale si lascia vedere…ci riproviamo cercando le antilopi, ma, a parte i termitai, i pappagalli e un timido serpente non siamo fortunati … comunque contenti per il safari divertente, ci riposiamo sulla terrazza sul Mahon del ristorante del parco e facciamo ancora una passeggiata torrida di un paio d’ore prima di pranzo, senza riuscire a vedere altro che pescatori e vacche… poi pranziamo. Usciamo dal parco
e ci dirigiamo a Bobo-Dioulasso.  
 
Scendiamo ancora a sud, il panorama qui si fa verde, densamente coltivato, e viaggiando su piste tracciate tra filari di kaicedras enormi raggiungiamo le spettacolari formazioni rocciose di Sindou dove facciamo un trekking tra le cime.    Poi ci spostiamo al lago di Tengrela, alle meravigliose cascate di Banfora, e rientriamo tra le canne da zucchero alla città di Bobo, alla quale concediamo un po’ di tempo per visitare la moschea e la città antica, ricca di cultura. Ceniamo in un ristorante per turisti dove assaggiamo il Gingerbre, bevanda a base di zenzero, squisita ma piccantissima!
 
Prendiamo la via del nord che ci conduce veloci a Bala, dove in piroga andiamo a conoscere gli ippopotami. Ne vediamo tantissimi, in un paesaggio favoloso, dove uccelli di ogni specie contendono i pesci ai pescatori. Abbiamo anche un incontro ravvicinato con un grosso ippopotamo che infastidito, ci intima di allontanarci salendo con noi in barca… passeggiamo lungo le rive per scacciare lo spavento e in auto raggiungiamo Dedougou dove troviamo un ristorante per pranzare e inforchiamo la pista che saltellando ci riporta a Koudogou in mezzo a villaggi stupendi e belle coltivazioni lungo i fiumi e i barrage.
Visitiamo ancora i quartieri a sud della città, l’università, le petit seminare e le coltivazioni di spirulina.
 
Prima di rientrare a Ouaga sistemiamo ancora un po’ di lavori, paghiamo il legname, il saldatore, diamo indicazioni a Boureima per seguire i lavori al villaggio.
 
E’ ora di raggiungere la capitale, per il volo di ritorno, con tanta tristezza salutiamo gli amici e inforchiamo i bagagli, e dopo un giro in auto nel traffico cittadino, ci imbarchiamo per il rientro nella fredda Italia.